Cinema: La vie d’Adèle – why Blue is the warmest colour

A movie by Abdellatif Kechiche with Léa Seydoux and Adèle Exarchopoulos.

Text and translation by Nicla Catano
 

 [traduzione in italiano in basso]

I came across this movie while I was in New York. The English title “Blue is the Warmest Color”, conserves the meaning of French graphic novel’s title which has inspired it “ Le Bleu est un couleur chaude” by Julie Maroh.

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The literal translation makes blue as the key factor for interpreting the entire story.  Blue is the color, which often appears in the movie, it is like a leitmotif that links the scenes. I immediately captured the artistic intention of the movie, and the images’ substrate. The movie really encompasses the true meaning of a kind of cinema inspired by art. Its greatness is to carry on the dialogues especially through the images in a very deep and symbolist way. The dialogues are essential, reduced to their essence and surrounded by tangible elements. Homosexuality is investigated not only under the psychological aspect but also under the physical aspect, which stands out from the bodies’ intense union. The scenes in which this union is developed are slow and extended. It seems that the director intends to leave the audience time to enjoy the naked bodies’ union, their lines, the light and shade, the ecstasy’s pulsation, the muscles’ contractions. That slowness allows the audience to perceive these details, like if they were in front of a piece of artwork. Like in movies such as Todo Sobre Mi Madre by Pedro Almodovar, the director Abdellatif Kechiche, gives a strong importance to the use of the color, and underlines the references to some valuable art paintings. The blue which appears in many things and scenes, for example the hair color of Emma (Léa Seydoux), the sweeter of Adele (Adèle Exarchopoulos), the sheets of her room, etc. refers to certain painters quoted in the movie’s dialogues.

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Blue is the color that we can see mixed to the gold brown in Gustave Klimt’s paintings and in Egon Shiele skeletal figures. Both artists aren’t casually reminisced in the movie. If we go in deep, we can see in Klimt’s artworks the translation of a calm and erotic expression of pleasure and sorrow though the human’s bodies. There are paintings such as The Girlfriends that better discloses this connection.

klimt_girlfriends

On the other hand, torment and ecstasy are strongly linked with Egon Schiele’s artworks, another Austrian artist that through the naked bodies wanted to shows passion and devastation.

shiele

The love scenes are very slow. The camera stops a very long time on the images and their movements. Beside the cinematography, it underlines the study of the forms like in the art’s subjects, from sculpture to portrait.

nudo1

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From the art of the Renaissances, love was one of the most investigated topics and one of the most interpreted under its carnal and spiritual aspect – Apollo and Dafne by Gian Lorenzo Bernini is one example. Considering these references, the work of Abdellatif Kechiche, which perfectly matches the quote ut pictura poesis (“In the poetry like in the art”, Orazio, A. Pisone, 361), deserves the merit of masterpiece in the cinema history.

© Image copyrights belong to their respective authors, unless otherwise noted

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10013290_10203743174282735_398480992_nNicla Catano is a traveler and a deep observer. She takes inspiration from people and places. After graduating in Modern Language in Rome she has lived in various cities, such as Cordoba, Madrid, Malta and New York. Recently, her dream is to move to Costa Rica to write stories. She cannot stay without writing as she cannot stay without watching movies (maybe for an unconscious desire to live hundreds of other stories unrelated to her true life). She loves music, and getting lost in the poetry of Bob Dylan. She loves Paco De Lucia’s flamenco and listening to it until she feels the guitar under the skin. As soon as she can, she takes solace into the art and in the pleasure that it gives her.

 

**Italiano**

La vie d’Adèle – perchè Blu è il colore più caldo.

Un film di Abdellatif Kechiche con Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos

Guardo il film in America – a New York precisamente. Il titolo inglese in Blue is the Warmest Color resta fedele alla graphic novel che l’ha ispirato: Le bleu est un couleur chaude di Julie Maroh. Tradotto alla lettera nel titolo resta il blue, il blue come chiave di lettura dell’intera vicenda. È il colore che appare sovente nella pellicola, come un collante, come l’amore che s’insinua tra le scene, come la scia dei suoi effetti. Inquadro le scene sotto il loro aspetto pittorico, nel sottostrato delle immagini che si susseguono. Ecco che il film assume per me il pieno senso di cinema ispirato all’arte. La sua grandezza sta nel portare avanti questo discorso fatto per immagini in maniera prorompente e simbolista. I dialoghi sono essenziali, cioè ridotti alla loro essenza e circondati da elementi tangibili. Il tema dell’omosessualità viene indagato nel suo aspetto psicologico e ancor più nel suo aspetto fisico che si rivela sotto la forma evidente di unione tra nudi. Le scene in cui quest’unione si palesa, sono lente e distese. L’intento è quello di restituire le composizioni anatomiche dei nudi, le linee che ne scaturiscono, le luci e le ombre, le pulsazioni dell’estasi e la contrazione dei muscoli. Il tempo lungo e lento delle scene fa sì che lo spettatore si accorga del dettaglio, proprio come nell’arte. Qui, come in altri film d’autore come Todo Sobre Mi Madre di Pedro Almodovar, il regista Abdellatif Kechiche, dà forte importanza all’uso del colore attraverso il quale sottolinea i riferimenti ad alcuni capolavori della storia dell’arte. Il blu che ritroviamo nei capelli di Emma (Léa Seydoux), nelle magliette che indossa Adele (Adèle Exarchopoulos), nei colori delle lenzuola della sua stanza, ecc. è come una spia, una traccia rivolta a due artisti citati negli stessi dialoghi della pellicola. È il colore che si rivela a sprazzi negli ori di Gustave Klimt e nelle figure “scheletriche” di Egon Schiele . Klimt, così come Schiele, non sono artisti scelti e citati a caso. Klimt è l’artista che traduce attraverso le immagini espressioni pacate ed erotiche. Pitture come Die Freundinnen 1916 (The girlfriends) rivelano quest’ispirazione e rendono il parallelo tra arte e cinema ancora più assoluto . L’attenzione però non si ferma alla descrizione dei corpi estatici. Il tormento e l’estasi sono altresì indagati ed espressi visualmente. Sono una calamita alle opere di Egon Schiele, altro austriaco che esprime attraverso nudo e composizione la passione e, insieme, la devastazione. Le scene d’amore sono lente. La telecamera si ferma a lungo su quelle immagini in movimento. Oltre al colore la fotografia, mette l’accento sullo studio delle forme proprio come nei soggetti dell’arte, dalla scultura al ritratto. Sin dall’arte rinascimentale infatti, l’amore è stato uno dei temi più indagati e interpretati sotto il duplice aspetto carnale e spirituale – si pensi, ad esempio, ad Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini. Considerando questi riferimenti, ecco che l’opera di Abdellatif Kechiche, in piena aderenza al principio dell’ut pictura poesis (“Come nella pittura così nella poesia” , Orazio, A. Pisone, 361) guadagna il merito di capolavoro nella storia del cinema.  

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Nicla è una viaggiatrice e un’osservatrice attenta che si lascia ispirare dai luoghi e dalle persone. Si è laureata in lettere a  Roma  e ha vissuto  in vari angoli di mondo: Cordoba, Madrid, Malta e New York. Il suo sogno – … da poco – è quello di trasferirsi in Costa Rica a cucire racconti. Scrive perché non ne può fare a meno così come consuma film (forse,  per il desiderio di vivere altre cento storie oltre alla sua). Ama la musica, immergersi nelle poesie di Bob Dylan per rimanerci incastrata,  ascoltare fino a sotto la pelle il flamenco di Paco De Lucia e, appena può, corre a rifugiarsi nell’arte e nel piacere che le provoca.

 

 

Comments
One Response to “Cinema: La vie d’Adèle – why Blue is the warmest colour”
  1. Luke Jumes says:

    Wow, that was a really different kind of article. It was such a reframing of what I or perhaps most audiences would think of in retrospect of a film. It was also cooly allusive, detailed & brief. I loved it!

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