Reportage: Nando’s Circus by Marco Marucci

Marco Marucci was born in 1982 and lived nearly 20 years in Bari – south Italy. Starting from the curiosity about this land and the desire to document it, his love for photography grew up. Research on territory, portraits and reportage are part of the interest of his eye, which is everyday more and more hungry to try and express its personal view of experiences, sensations and emotions. He lives now in Turin.

Text, photos and translation by Marco Marucci
Edited by Chiara Costantino
 

[traduzione in italiano in basso]

 
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The Apollo Circus was founded in 2007 and then has toured Italy and other countries, with the new partner Nando Orfei. His famous name boasts the signs at the entrance, although it is now disconnected from the past in which he was identified as the “tamer” of wild beasts. Actually the Nando Orfei’s circus it is today one of the few in Italy to bring to the public a show of  human artists only, without animals.

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It is August when I reach the company in Lido di Classe in Ravenna. I enter the circus with caution and discretion , the same way would use a stranger who enters the house of one who has left the door open. I look around and try to meet soon someone else’s eyes with a smile and tear the implicit allowance to disturb their place. It’s all quiet, everybody sleeping in their trailer, far from the heat, throughout the afternoon until seven in the evening. In the morning the workers are busy spreading the tickets on the beach or cleaning and maintaining, while the artists start to sweat from seven in the evening, when they begin the preparation of the show: everything starts from the makeup (which takes about a long hour! ) and keeps on going after the show when, after midnight, to take advantage of the cooler temperature, under the huge empty chapiteau, they prepare and rehearse the new performances for the next show.

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I soon find out that the inhabitants of this small company can be divided into two distinct categories. There are artists, almost all of them are Italians, many related to each other, well payed, great trailers. The workers are in identical number of the artists, many Romanians, some Indian and Bulgarian, which deal with everything that is not the show on stage: they work hardly and are essential gears for this ancient machine to run smoothly. The authorization Elvio, the owner of the Apollo Circus, gave me, does not prevent me from introducing me to everyone I meet, distrustfully asking who I am.

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Nevertheless, I soon become friend with almost everyone, starting from the workers, supported by the fact that they do not have the large homes artists have, so they use to live in common spaces and are more likely to talk, maybe because I ask too much and they do want to tell somebody about their lives. Nello is the first one, he tells me about how he arrived in Italy, like many people as a truck driver, and how is now able to send home each month the money that in Italy are not so much, but in Romania makes the
difference.

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The artists are divided into few large families: sisters, childrens, cousins. All of them have followed their parents’ footsteps: someone can boast in the family tree lion‐tamers, someone else clowns or great presenters. Lenny is the only exception:  his mother is a math teacher and his father is responsible in a large company, he got a diploma in accounting. But the path he chooses is different and brings him into the Apollo circus. There he earned Elvio’s respect, who entrusted him with the responsibility of the company accounts, and moreover of the artistic direction of the shows.

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When I share the moments of the show’s preparation with the artists in their caravans, I can also get some answers to many questions that I have about the nomadic life they lead, especially when they are children. How do they arrange things with the school? What about friendships? Not easy to understand for those who do not live in movement: a movement made of places that are constantly changing under the wheels of the trailer, characters that bring stories, new or younger artists which learn the art of circus and propose new artistic techniques to be included into the show.

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Elvio helps me to realize how difficult it is to carry on this ancient art and keep it as a job that can also feed the mouths of those who work there. The golden days are over, he says, and you have to deal with a culture and public opinion becoming everyday less welcoming.

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(Images © Marco Marucci)

More about Marco Marucci’s work here

***Traduzione Italiana***

Marco Marucci è nato nel 1982 e ha vissuto quasi 20 anni a Bari. Partendo dalla curiosità per questa terra e la voglia di ritrarla è nato l’interesse per la fotografia, all’età di 18 anni. La ricerca sul territorio, ritrattistica di posa e reportagistica costituiscono gli interessi di un occhio sempre più affamato di cercare ed esprimere la sua personale visione delle esperienze, delle sensazioni e delle emozioni. Vive ora a Torino.

Il circo Apollo nasce nel 2007 e da allora gira l’Italia, e non solo, con il nuovo socio Nando Orfei. Il suo famoso nome fregia le insegne all’ingresso, nonostante sia ormai slegato da quel passato in cui si identificava con il “domatore” di bestie feroci. Il circo Nando Orfei è oggi, infatti, uno dei pochi in Italia a portare al pubblico uno spettacolo di soli artisti, senza animali.

E’ agosto quando raggiungo la compagnia a Lido di Classe, nel ravennate. Il mio ingresso nel circo è cauto e discreto, come farebbe uno sconosciuto che entra in casa di uno che ha lasciato la porta aperta. Mi guardo attorno e cerco di incrociare presto gli sguardi di qualcuno e con un sorriso strappare quell’implicito permesso di disturbare il loro luogo.

Tutto è silenzioso, tutti dormono nelle roulotte, al riparo dal caldo, tutto il pomeriggio fino alle sette di sera. Il mattino serve agli operai per “sbigliettare” in spiaggia o per i lavori di pulizia e manutenzione, mentre gli artisti sudano dalle sette di sera, quando cominciano la preparazione dello spettacolo: si parte dal trucco (momento che porta via circa un’ora di tempo!), fino al dopo spettacolo quando, a mezzanotte passata, per approfittare della temperatura più mite, sotto lo chapiteau ormai vuoto preparano i numeri del prossimo spettacolo.

Scopro presto che gli abitanti di questa piccola società si dividono nettamente in due categorie. Ci sono gli artisti, tutti o quasi italiani, molti imparentati tra di loro, buona paga, grandi roulotte. In numero identico agli artisti ci sono gli operai, molti rumeni, qualche indiano e un bulgaro, che si occupano di tutto ciò che non sia lo spettacolo sul palco: lavori spesso duri ma comunque ingranaggi indispensabili al buon funzionamento di questa antica macchina.

L’autorizzazione di Elvio, il titolare del Circo Apollo, non mi esime dal dovermi presentare a tutti quelli che incontro, che chiedono diffidenti chi io sia e perché abbia la macchina fotografica in mano. Ciò nonostante, non tardo a diventare amico di quasi tutti, a partire dagli operai, complice il fatto che loro non abbiano delle case spaziose come gli artisti, vivono maggiormente gli spazi comuni e sono più propensi a parlare, forse perché faccio tante domande e loro hanno tanta voglia di rispondere e raccontare le loro vite. Il primo è Nello, mi parla di come è arrivato in Italia, come molti da autista di camion, e ci è rimasto per poter spedire a casa ogni mese i soldi che qui non sono tanti, ma in Romania fanno la differenza.

Gli artisti si dividono in poche numerose famiglie: sorelle, figli, cugine, cognati. Tutti figli d’arte: chi può vantare domatori di leoni, chi clown, chi grandi presentatori nell’albero genealogico.

Solo Lenny rappresenta l’eccezione: madre professoressa di matematica e padre responsabile in una grande azienda, lui un diploma in ragioneria. Ma la strada che sceglie è differente, e lo porta all’interno del circo Apollo e lì a guadagnarsi la stima e la fiducia di Elvio, che gli affida non solo la responsabilità della contabilità della società, ma anche la direzione artistica degli spettacoli.

Condividere i momenti della preparazione dello spettacolo con gli artisti nelle loro roulotte porta anche alcune risposte ai tanti interrogativi che mi ero posto sulla vita nomade che conducono, specialmente quando sono bambini. Come si organizzano con la scuola? E la residenza? E le amicizie? Non facile da capire per chi non vive in movimento: un movimento costituito dai luoghi che cambiano costantemente sotto le ruote delle roulotte, dai personaggi che si succedono portando storie sempre nuove o dai più giovani che imparano l’arte circense e propongono nuove tecniche artistiche da inserire nello spettacolo.

E’ Elvio che mi fa capire come sia difficile portare avanti questa antica arte e mantenerla un mestiere che possa anche sfamare le bocche di chi ci lavora. I tempi d’oro son finiti, dice, e bisogna far i conti con una cultura e un‘opinione pubblica sempre meno accogliente.

 
 
Comments
2 Responses to “Reportage: Nando’s Circus by Marco Marucci”
  1. bellissimo reportage i miei complimenti . Buona giornata Roberta

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