Showcase: Licia Battarra

Licia Battarra è nata a Bologna nel 1976. Fin da quando era bambina, le è sempre piaciuto tantissimo disegnare. Crescendo, e manifestando una certa inclinazione, ha deciso di studiare seriamente disegno e pittura. A 14 anni, si è iscritta al Liceo Artistico di Bologna. Ha frequentato in seguito una scuola di restauro, per poi lavorare come restauratrice di dipinti e affreschi per diverso tempo. In tutti quegli anni, ha sempre continuato a dipingere e a esercitarsi per acquisire la tecnica e un proprio linguaggio espressivo. Dopo il liceo, il suo percorso formativo è stato pressoché da autodidatta. Dalla conoscenza profonda dei dipinti e delle tecniche della pittura antica, assimilata attraverso il lavoro di restauratrice, ha imparato tantissimo. Ha avuto l’onore di collaborare al restauro pittorico di un ciclo di tavole del Tintoretto: quella è stata la sua vera scuola.

Intervistata da Chiara Costantino
 
 
 

Come ti sei avvicinata alla pittura e cosa significa per te quest’arte?

La passione per il disegno ha sempre fatto un po’ parte di me, ma non avrei mai detto, consapevolmente, che avrei voluto diventare una pittrice. E’ qualcosa che è venuto da sé, in modo spontaneo e naturale. Anzi, avevo proprio scelto l’indirizzo del restauro per trovare uno sbocco lavorativo pratico alla mia inclinazione… ma a volte il destino fa strani scherzi. Infatti, non sono mai riuscita ad avere un posto fisso in quella professione, e mi sono trovata a dipingere. Ho iniziato a 19 anni, facendo alcune piccole marine ad acquarello, e da allora non ho più smesso. Ovviamente, ci sono voluti molti anni per arrivare a elaborare un linguaggio espressivo che si confacesse al mio modo di essere. Dipingere, come qualsiasi altra arte, è estremamente difficile, e richiede molta costanza e applicazione quotidiana. Un mio professore di pittura diceva sempre che dipingere è come suonare il pianoforte: se non ci si esercita con rigore, i risultati non arrivano. La pittura per me è importantissima, la considero un dono. Mi ha anche aiutato molto nella vita, per affrontare certi momenti molto brutti e difficili del passato. Dipingere e fare mostre mi fa sentire bene.

Chi sono i tuoi maestri ispiratori?

I pittori che mi hanno maggiormente influenzata sono quelli della Scuola Veneta, nello specifico Tintoretto e l’ultimo Tiziano. Il prevalere del colore sulla forma, tratto tipico della pittura veneta, è stato infatti il fondamento sul quale ho elaborato il mio linguaggio; la disgregazione della forma, in particolare, è un aspetto che si riscontra, in maniera innovativa per i tempi, nella pittura dell’ultimo Tiziano. Anche Rembrandt, per quanto riguarda gli effetti di luce, è stato importante, oltre alla pittura fiamminga seicentesca, in relazione alla scelta di soggetti quotidiani nella natura morta. L’influenza degli Impressionisti è innegabile, per ciò che concerne alcune scelte tecniche: la pennellata veloce, l’ombra colorata e la pittura en plein air. Infine, un artista che mi ha veramente influenzata, soprattutto di recente, è William Turner, del quale adoro la magica atmosfera pulviscolare che pervade i suoi paesaggi.

Quali sono le tecniche che utilizzi per i tuoi lavori? Preferisci le tecniche tradizionali o il digitale?

Le tecniche che utilizzo in pittura sono tendenzialmente tradizionali, come acrilico, tempera, olio; raramente dipingo su tela, preferendo, come supporti, il legno o il cartone. Anche l’acquarello è una tecnica molto espressiva, specie quando si tratta di rappresentare il mare. Ultimamente ho utilizzato spesso una tecnica mista costituita da acquarello, gessetto e carboncino, a volte anche con l’aggiunta del collage; la trovo molto adatta per illustrare storie. Il digitale è un universo espressivo affascinante, che offre delle grandi potenzialità, anche se penso che il calore del disegno a mano sia insostituibile. A questo proposito, mi interessa molto l’abbinamento di digitale e manuale, cioè la fusione delle emozioni suscitate dal disegno con le possibilità espressive di una tecnologia così potente; credo che questa commistione sia una strada da percorrere e che possa diventare un nuovo orizzonte per la rivalutazione delle arti figurative. Ho voluto sperimentare l’uso del digitale applicato al disegno tradizionale in un video di animazione, per il quale ho disegnato le immagini di base, per poi animarle servendomi di un programma di animazione in 2D. Ho anche sperimentato la commistione di digitale e manuale in un autoritratto, realizzato ad acquarello ed elaborato in seguito al computer.

Sei anche una restauratrice. Parlaci di quest’attività.

Ho lavorato nel campo del restauro per diversi anni, in particolare ho restaurato dipinti, affreschi e sculture di terracotta. Mi piaceva molto quel lavoro, anche se, purtroppo, non ho avuto delle esperienze molto positive a riguardo, e alla fine ho preso la decisione di lasciare quella professione. L’ambiente del restauro è molto duro, con ritmi di lavoro piuttosto intensi e mansioni fisicamente pesanti, soprattutto per una persona non robusta di costituzione, come me. Le condizioni di lavoro, inoltre, erano molto precarie; a volte capitava persino di lavorare senza contratto e le paghe erano decisamente basse. A ciò si aggiungeva la pericolosità del lavoro stesso, tra ponteggi ed esposizione a sostanze chimiche, nonché la frustrazione per la mancanza di soddisfazioni o riconoscimenti. Mi ricordo che, qualche volta, io e i miei colleghi non siamo stati nemmeno invitati alle inaugurazioni, mentre altri si prendevano il merito per lavori che non avevano svolto e per le capacità che non avevano. Per tutte queste ragioni, ho deciso di abbandonare il restauro, anche se non rimpiango niente di ciò che ho fatto: quelle esperienze mi hanno insegnato tantissimo relativamente alle tecniche pittoriche e, per alcuni lavori, mi è rimasta una grande soddisfazione. A volte, in cantiere, mi sono anche divertita molto coi miei colleghi.

Nei tuoi dipinti, lo spettatore si trova immerso in atmosfere invernali, in cui si alternano alberi imbiancati dalla neve a sentieri lastricati di ghiaccio. Sono “paesaggi immaginari”, mentre in altri lavori è facile per un bolognese riconoscere alcuni scorci della città. Hai ritratto anche Londra. Descrivici il perché.

Sin dalla prima volta che sono stata a Londra, questa città mi è entrata nel cuore; non so neanche come e perché, ma mi ha emozionato e colpito positivamente. E’ piena di vita e di gente da tutto il mondo; poi mi piace particolarmente quella presenza di colore rosso ovunque, tra le porte dipinte e il colore dei mattoni delle case. La trovo una città bellissima e molto in sintonia con la mia personalità. Per queste ragioni ci sono sempre voluta ritornare, e per questi stessi motivi l’ho ritratta più volte, affezionandomi sempre di più ad alcuni luoghi che mi sono diventati cari, come i mercati di Camden.

Cosa c’è nella tua mente mentre dipingi?

E’ difficile da spiegare a parole… ma ci provo. E’ come se nella mia mente ci fossero due parti, una emotiva e una pragmatica e razionale. Quando dipingo, è come se fossi animata da un sentimento, che non è altro che l’emozione che intendo trasmettere attraverso il colore e la scelta del soggetto; è questo sentimento che crea le atmosfere dei miei lavori. Questa era la parte emotiva. Per quanto riguarda quella pragmatica, questa corrisponde al rigore e alla concentrazione necessari per tradurre una cosa immateriale come un sentimento in un lavoro tecnicamente corretto, che mi soddisfi e che veramente riesca, dal mio punto di vista, a rendere visivamente quelle emozioni. Dipingendo, il livello di concentrazione è alto; infatti, quando ho finito un lavoro mi sento stanca. Quando dipingo ascolto sempre musica.

Nei tuoi lavori predominano i colori freddi, ma ogni tanto un tocco di rosso illumina tutto ed è come sentire qualcosa di vivo lottare per emergere da sotto una lastra di ghiaccio. Penso al cuore tatuato sul petto del marinaio, penso alla rosa sfiorita ma non del tutto appassita. In realtà, anche la coppia che si abbraccia o gli occhi del tuo autoritratto mi comunicano vita, volontà, voglia di lottare….questa la mia grossolana analisi da profana! Quali erano le tue vere intenzioni?

 Mi è piaciuta molto la tua analisi, penso che hai colto molto delle emozioni espresse nei miei lavori. Prima parlavo di un certo sentimento che anima i miei dipinti. Questo sentimento, anche se può variare a seconda dei momenti e dei periodi, ha un fondamento comune: è una sorta di malinconia e di tristezza, se vogliamo anche di un gelido distacco nel confronti della realtà che ci circonda; tutto ciò, però, non ha niente a che fare con la depressione o con pensieri negativi, anzi, è l’espressione di un forte desiderio di una realtà diversa, piena di bellezza. Sono stata molto contenta del fatto che i miei quadri ti abbiano comunicato vita e voglia di lottare; anche per me rappresentano qualcosa di vitale, un’espressione di forza e resistenza verso tutta la volgarità e la bruttezza che caratterizzano il nostro tempo. Forse tutto ciò può sembrare sciocco o infantile, ma sono i miei sentimenti. Nei miei quadri, comunque, sono rappresentati anche certi luoghi a cui sono molto affezionata, come la Montagnola di Bologna o la costa ligure; si possono trovare anche certi aspetti che riguardano la mia vita, anche se sono espressi in maniera molto nascosta.

Sappiamo che stai per costituire un’associazione culturale e artistica. Puoi dirci di cosa si tratta nello specifico e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

L’associazione artistica che sto per costituire si chiama Luci e Ombre e ha sede in via Mascarella 12 a Bologna, in zona universitaria. Si tratta fondamentalmente di uno spazio espositivo che può essere utilizzato dagli artisti, quali pittori, fotografi, illustratori, ecc., per mostrare le loro opere. La partecipazione alle mostre è a pagamento, in quanto ci sono i costi dell’affitto e di altre spese mensili da sostenere; i prezzi, comunque, sono modici rispetto agli standard bolognesi. Quando non ci saranno mostre di altri artisti, nella sala si potranno vedere esposti i miei lavori. Lo spazio espositivo è aperto tutti i giorni tranne la domenica e io sarò là, a presenziare le mostre e a dipingere; lo spazio fungerà anche come studio di pittura. Le mostre, sia personali sia collettive, non sono l’unica attività dell’associazione: si svolgeranno anche dei corsi, tenuti da me, di disegno e pittura, e la sala potrà essere data nelle ore serali ad altre associazioni, qualora fossero interessate, per svolgere attività artistiche e culturali. La sala è anche dotata di videoproiettore. Per quanto riguarda i miei progetti futuri, oltre a dipingere, fare mostre e vendere i miei quadri, mi piacerebbe dedicarmi a questa associazione, in modo che cresca e si sviluppi, sperando che possa diventare, nel centro cittadino, una sorta di piccolo punto di riferimento per gli artisti che abbiano voglia di esporre le proprie opere senza essere costretti a spendere troppo.

Sul tuo sito è possibile ammirare un bellissimo video, frutto del tuo lavoro di illustrazione e animazione della poesia “Crossing the Tropics” (contenuta nella raccolta “John Marr and Other Sailors) di Herman Melville, l’autore molto noto per il romanzo Moby Dick ma meno per le sue poesie. Come mai hai scelto di illustrare questi versi?

 Herman Melville è il mio scrittore preferito, infatti io ho sempre adorato la narrativa di viaggio, specie le storie di mare. Quando per la prima volta ho letto “John Marr and Other Sailors”, ne sono rimasta così colpita che ho deciso di voler illustrare quelle poesie. Mi identificavo in quei versi, sia nelle situazioni sia nei sentimenti dei personaggi. Poi, non so perché, ho abbandonato il progetto, che è rimasto irrealizzato per diversi anni, sino all’anno scorso, quando ho deciso di dargli vita. “John Marr and Other Sailors” è una raccolta incentrata sui ricordi di navigazione di un marinaio triste e solitario, John Marr, il quale, costretto a lasciare la navigazione per un infortunio e rimasto vedovo, trova conforto nel ricordo dei suoi vecchi compagni di mare. John, osservando la prateria sconfinata, associa quella immensità alla vastità dell’Oceano; insieme a questo pensiero evocativo, cominciano ad apparirgli, come fossero fantasmi, tutti i compagni di navigazione, che diventano così compagni spirituali con i quali “un cuore visionario desidera ardentemente ricongiungersi”. “Crossing the Tropics” è una poesia dalle atmosfere cosmiche, dove il ritmo è scandito dalla rotazione del globo e dall’incessante movimento delle onde. Sono versi di lontananza, molto tristi, attraverso i quali il marinaio protagonista evoca il ricordo della moglie che forse non rivedrà mai più; questa lontananza viene resa tramite la contrapposizione dei due emisferi, quello australe e quello boreale, e mediante l’immagine delle relative costellazioni. John Marr and Other Sailors” ha qualcosa di magico per me; spero tanto di essere riuscita, attraverso il video e le illustrazioni, a rendere almeno un po’ di quella magia.

Ci sono altre opere letterarie che ti piacerebbe illustrare?

Sì, proprio adesso sto cominciando a lavorare a un nuovo progetto legato alla poesia. Si tratta della rappresentazione di una serie di poesie di mare di diversi autori, sia di lingua italiana sia di lingua inglese; questa volta, però, non utilizzerò la tecnica dell’illustrazione, come in “John Marr and Other Sailors”, ma quella della pittura su tavola. Il lavoro si intitolerà “La febbre del mare”, dalla bellissima poesia marinara di John Masefield, “Sea Fever”.

Cos’è che manca alla tua vita?

Un po’ di serenità e di stabilità economica…….e, se vogliamo, anche un pizzico di fortuna.

Hai qualche consiglio per un novellino che voglia avvicinarsi alla tua arte?

Il consiglio che posso dare è seguire sempre le proprie ispirazioni e i propri sentimenti più profondi, cercando di farsi influenzare il meno possibile dalle mode e dalle scuole di pensiero dominanti; qualsiasi linguaggio espressivo ha delle potenzialità, ciò che conta è il contenuto che si vuole comunicare e l’autenticità dei sentimenti espressi. E’ anche importante non dimenticarsi mai che fare arte equivale a rigore e costanza; è quindi necessario esercitarsi e impegnarsi a fondo per ottenere dei buoni risultati; se si tiene duro, prima o poi questi arriveranno.

(Images © Licia Battarra)

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