Photo-book review: Beyond Vanity by Rüdiger Beckmann

Ruedi Beckmann studied communication designs at a private school in 1991-1994 and illustration at University of Applied Sciences in 1995-2005 in Hamburg. Since then he is living and working as a graphic designer there. Since 1998 he has been seriously working as an artistic photographer.

 
Reviewed by Chiara Costantino

[scroll down for italian translation]

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In 2010 he published Beyond Vanity-Jenseits von Eitelkeit, a photographic book. As Ruedi wrote on his site, “The main objective has been to capture a real possible emotion.
Usually, photographers deal with surfaces, but it has become more and more important to go beyond that.” In order to achieve that, Ruedi does not force his models and let them free to express themselves in front of his camera. He focuses on the moment rather than on concepts and themes: he prefers seizing the day and capturing the soul of his models.

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Ruedi Beckmann thinks photography should not only focuses attention on something superficial, it should be something deeper. For this reason he observed a group of women between 16 and 25 (some older) during years. His aim was to portray 12 years of human life, not only his models’ but also autobiographically. In fact Ruedi realized an important book (268 pages) whose goal is not to be just a “coffee table book” but a tool to taking some time to think about its concept: exploring “everyone’s very own personal beauty”.

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“I like the idea that a picture only shows a single moment of a person’s life”, Ruedi writes on page 10 of his book. He wrote also his diploma thesis about “internal and external view”: he is very interested in capturing a single moment in a person’s life through his camera, being aware of the uninterrupted development of human personality. Moreover that frozen moment allows to tear down our own walls of prejudice, achieving a new self-understanding by analizing the photograph: usually women who were asked by Ruedi to be portrayed answered they were not such a beauty and not at all photogenic.

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People instead should go beyond that, reaching a different layer. For Beckmann it is interesting to see how much cleverer and stronger people feel after a period of crisis: this involves also a transformation of their self-image. Going deeper, people are able to find differences between what education forced them to do and what they really think: “Fears and complexes vanish, and you evolve to be an equal partner with respect and love for your match.”

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Often this new self-image brings people to feel lost for a while. They are not accustomed to deal with this new form of ego, so they trick their vanity or they are blocked up. But in the end everyone a natural curiosity to find out more about her/himself. For this reason during every session Ruedi coped with approximation and distance but he finds interesting what he learned about himself and others: “people stick to the first obstacle of allowing your own beauty for such a long time. It reminds me a little of being new at school: you know absolutely nothing and are terrified that someone might realize that. After a while you acknowledge this problem you are having with yourself, you start to think ahead and finally manage to liberate yourself from this problem.

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(Images © Rüdiger Beckmann)

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***Traduzione Italiana***

di Chiara Costantino
 

Ruedi Beckmann ha studiato design e comunicazione in una scuola privata dal 1991 al 1994 e illustrazione all’Università di Scienze Applicate di Amburgo. Da allora ha vissuto e lavorato là come designer grafico. Dal 1998 lavora seriamente come fotografo d’arte.

Nel 2010 ha pubblicato Beyond Vanity-Jenseits von Eitelkeit, un libro fotografico. Come Ruedi ha scritto sul suo sito: “l’obiettivo principale è stato di catturare una emozione vera e possibile. Di solito, i fotografi hanno a che fare con le superfici, ma è diventato sempre più importante andare al di là di questo”. Per arrivare a ciò, Ruedi non forza le sue modelle e le lascia libere di esprimere se stesse davanti alla sua fotocamera. Si focalizza sul momento piuttosto che sui concetti e le tematiche: preferisce cogliere l’attimo e carpire l’anima delle sue modelle.

Ruedi Beckmann pensa che la fotografia non dovrebbe concentrare l’attenzione su qualcosa di superficiale, dovrebbe essere qualcosa di più profondo. Per questo motivo, ha osservato un gruppo di donne tra i 16 e i 25 anni (alcune più anziane) nel corso degli anni. Il suo scopo era ritrarre dodici anni di vita umana, non solo quella delle sue modelle ma anche in senso autobiografico. In effetti Ruedi ha realizzato un libro importante (268 pagine), il cui obiettivo non è di essere solo un libro di lusso, bensì uno strumento per prendersi del tempo per riflettere sulla sua ragion d’essere: indagare “la reale bellezza personale di ognuno”.

“Mi piace l’idea che una fotografia mostri soltanto un singolo momento della vita di una persona”, scrive Ruedi a pagina 10 del suo libro. Ha scritto anche la tesi del suo diploma su “visione interna e esterna”: è molto interessato a catturare un singolo momento nella vita di una persona attraverso la sua fotocamera, essendo consapevole dello sviluppo continuo della personalità umana. Inoltre, quel momento congelato consente di abbattere le nostre barriere di pregiudizio, ottenendo una nuova consapevolezza di sé, analizzando la fotografia: di solito le donne cui Ruedi ha chiesto il permesso di ritrarle hanno risposto che non erano una gran bellezza e che non erano per niente fotogeniche.

Le persone invece dovrebbero andare al di là di questo, raggiungendo un livello ulteriore. Per Beckmann è interessante vedere quanto più intelligenti e forti le persone si sentano dopo un periodo di crisi: questo implica anche una trasformazione della loro immagine di sé. Andando più a fondo, le persone sono in grado di tracciare differenze tra ciò che l’educazione le forza a fare e ciò che davvero pensano: “Le paure e i complessi svaniscono, e ti evolvi per divenire un compagno alla pari con rispetto e amore per l’altra metà della coppia”.

Spesso questa nuova immagine di sé porta le persone a sentirsi per un po’ perse. Non sono abituate a venire a patti con questa nuova forma di ego, così scherzano con la loro vanità oppure si bloccano. Ma alla fine ognuno ha una curiosità naturale verso la scoperta ulteriore di se stessa/o. Per questo motivo, durante ogni sessione Ruedi ha avuto a che fare con approssimazione e lontananza, ma trova interessante ciò che ha imparato riguardo se stesso e gli altri: “le persone si fermano al loro primo ostacolo per molto tempo, prima di lasciar fuoriuscire la loro vera bellezza. Mi ricorda un po’ di quando si è nuovi a scuola: non sai assolutamente nulla e sei terrorizzato che qualcuno possa accorgersene. Dopo un po’, ti rendi conto di questo problema che hai con te stesso, inizi a pensare in prospettiva e alla fine riesci a liberartene”.

 

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