Showcase: Beatrice Bencivenni

Beatrice Bencivenni è nata e cresciuta in provincia di Bologna, già da piccola col pallino per il disegno e gli animali. Credeva di voler fare il veterinario, fin quando una professoressa di latino non le ha fatto cambiare idea. Si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna,  frequentando un corso in Fumetto e Illustrazione con 110 e lode. Attualmente frequenta la Nemo NT, Accademia di Arti Digitali, secondo anno del corso di E-Design. Un giorno spera di poter illustrare libri per bambini e di poter esplorare anche altri campi, come quello della concept art e del fumetto.

Intervistata da Chiara Costantino
 

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Ciao Beatrice! Come ti sei avvicinata al mondo dell’illustrazione?

Non è stata una decisione immediata, anzi. All’inizio il mio sogno era fare fumetti, per questo mi sono iscritta all’Accademia. Poi pian piano ho scoperto anche la sceneggiatura, ma il mio ultimo amore si è rivelata l’illustrazione, soprattutto pensata per i bambini. Sarà forse quella sensazione che solo un’illustrazione sa dare, quella storia raccontata in un istante, che mi ha attirata.

Chi sono i tuoi maestri? Ti ispiri a qualcuno in particolare?

Se parliamo di maestri a livello teorico bisogna per forza citare Giorgio Cavazzano (mio idolo di sempre) e Barbucci e Canepa, spettacolare accoppiata di Sky-doll. Da loro ho imparato le basi, copiando all’infinito i loro lavori. Poi anche Bobby Chiu e Kei Acedera, della Imaginism. Più in grande, posso dire di ispirarmi ai lavori dell’Ankama, uno studio francese pieno zeppo di artisti di enorme valore, per cui sogno un giorno di lavorare. Il web è comunque pieno di artisti che scopro ad ogni passo e da cui cerco di imparare.

Che tecniche adoperi nei tuoi lavori? Prediligi gli strumenti tradizionali o il digitale?

Al tempo dell’accademia prediligevo soprattutto le tecniche tradizionali, poi però mi sono spostata sul digitale, anche seguendo i consigli di editori e artisti che hanno visto i miei lavori negli anni. Amo le linee pulite e precise, che risaltano con la colorazione digitale, specialmente con luci e ombre nette.

Hai partecipato al contest della Children Book Fair di Bologna: il tuo sogno è lavorare come illustratrice per bambini?

Sì, attualmente una delle mie aspirazioni maggiori è riuscire a emergere in questo ambiente, per quanto risulti complicato. Come ho detto, non è il mio unico obiettivo, ma è sicuramente quello più forte. Quella dell’illustrazione per bambini è poi una scelta “dovuta”, per così dire. Anche se in principio una mia idea può nascere come qualcosa di “serioso”, mano a mano che disegno, il tutto si trasforma. Mi dicono sempre che sono capace di trovare il lato “carino e coccoloso” di qualsiasi cosa.

Come cambia l’approccio al disegno quando si disegna per un bambino o si disegna per un adulto?

L’editoria per i più piccoli è un mondo variopinto e colorato (ed è uno dei motivi per cui mi piace così tanto). Le emozioni espresse devono essere chiare, specialmente se si parla di illustrazione. Tutto deve essere pensato per gli occhi di un bambino, occhi che vanno stupiti ed affascinati. Bisogna, credo, immedesimarsi nei bambini, capire il loro mondo e trovare un modo per metterlo sul foglio senza che il nostro “essere adulti” influenzi il risultato. E’ un po’ come dover tornare bambini, ma con le capacità grafiche di un adulto.

Cosa significa per te disegnare?

Tutto! Davvero, è come se potessi tirar fuori pezzi di me senza per questo sentirmi più povera. Inoltre ho scoperto negli anni che disegnare è un modo splendido per me per liberare la mente. Quando disegno i problemi spariscono e posso concentrarmi solo su quello che sto facendo. Resta il fatto che sono molto critica verso i miei lavori, quindi riuscire a fare un’illustrazione di cui sono felice è una soddisfazione personale unica.

Se non fossi un’illustratrice, saresti…

Una concept artist? Se invece parliamo del mondo al di fuori dell’arte, forse avrei scelto veterinaria per davvero. Anche se le lingue straniere “strane”, come l’arabo e il cinese, mi hanno sempre affascinata.

Trai ispirazione dalla realtà per i tuoi lavori?

Credo sia impossibile non essere influenzati dalla realtà, se si disegna. Per i miei animali spesso uso foto come reference, per farli sembrare più plausibili. Inoltre, appena ho un minuto libero esco per strada a disegnare le persone (e stando a Firenze devo dire che gli spunti di ogni nazionalità non mancano). La realtà spesso può essere più curiosa e bizzarra della fantasia di chiunque!

Biglietti d’auguri, magliette, fumetti… quale è in verità la superficie che vorresti assolutamente ricoprire con un tuo lavoro?

Quello in cui vorrei lavorare completamente è il mondo dell’illustrazione. Il settore “illustrazione” per fortuna non si limita ai libri. Mi diverto a cambiare, ogni tanto, e realizzare cose diverse come t-shirt, biglietti d’auguri e vetrine di negozi mi aiuta a non perdere quel brio che deve sempre essere presente quando si illustra. Capita a volte che, concentrandosi troppo su un solo punto, si rischi di entrare in un loop creativo-distruttivo. Inserendo progetti diversi nel corso dell’anno, posso distogliere per un attimo l’attenzione ed evitare anche solo di avvicinarmi a quel loop.

La tua volpe mi ha fatto venire in mente il Piccolo Principe, forse un’associazione un po’ scontata. Ti ci rivedi in quella storia?

Per quanto mi piacerebbe ricollegarmi al capolavoro letterario che è il Piccolo Principe, non credo sia il caso. Certo, potrei definirmi come una bambina alla scoperta di nuovi mondi, ma il mio ruolo potrebbe essere forse più quello del narratore. I protagonisti rimangono sempre i bambini, perché sono loro che in realtà viaggiano per mondi sconosciuti e incontrano volpi, vivendo mille avventure, proprio nel momento in cui “entrano” nelle immagini di un libro.

Che aiuto fornisce internet a un illustratore? Cosa cambia?

Cambia tutto. Internet ti permette di essere visibile in paesi in cui altrimenti non avresti la possibilità di farti notare (vedi solo questa intervista!). Inoltre grazie al web puoi conoscere quello che si vende in questo momento, qual è la situazione nel mondo editoriale e conoscere il lavori di artisti bravissimi, per ammirare o, ancora meglio, imparare da loro. Credo che internet abbia modificato del tutto il modo di fare arte: ora puoi sapere che genere di lavori proporre a una casa editrice, anche se non hai mai visto i loro libri dal vivo perché qui da noi magari non vengono pubblicati. Le frontiere lavorative si sono fatte ormai molto sottili. Certo, è anche più complicato farsi notare, ma questo lo si sa…

Qual è la domanda alla quale non risponderesti nemmeno sotto tortura?

Eheheh, questa, suppongo

***ENGLISH***

 

Beatrice Bencivenni was born and raised in the province of Bologna, she always had the mania for drawing and animals. She believed she wanted to be a veterinarian, until a latin teacher changed her mind. She graduated at Academy of Arts in Bologna, attending a course in Comic and Illustration with 110 cum laude. Now she’s attending Nemo NT, Academy of Digital Arts, at second year of E-Design. She hopes one day to illustrate children books and also to explore other sectors, like concept art and graphic novels.

Interviewed by Chiara Costantino

Hi Beatrice! How did you get to the world of illustration?

It hasn’t been a sudden decision, indeed. In the beginning my dream was to make comics, that’s why I attended the Academy. Then I also found out screenplaying, but my latest love turned out to be the illustration, especially the one for the children. Maybe it was the sensation that only an illustration can give, the story told in a moment, that attracted me.

 

Who are your teachers? Is there anyone in particular who influenced you?

If we’re talking about theoric teachers I have to say without any doubts Giorgio Cavazzano (he’s always been my idol) and Barbucci and Canepa, the spectacular couple of Sky-doll. Then also Bobby Chiu and Kei Acedera, of Imaginism. If we’re talking bigger, I can say I inspire to Ankama’s works, a french studio full of great artists, for which one day I dream to work. Anyway the web is full of artists I find  at every step and from whom I try to learn.

 

What techniques do you use in your works? Do you prefer the traditional tools or the digital ones?

During the Academy time I preferred traditional techniques, then I moved to digital, following the advices of editors and artists who have looked to my works during the years. I love the clean and precise lines, that stand out with the digital colouring, especially with sharp lights and shadows.

 

You took part in the Children Book Fair contest of Bologna: is it your dream to work as a children illustrator?

Yes, right now one of my greatest ambitions is to be able to emerge in this field, as difficult as it can be. As I said, this isn’t my only ambition, but it certainly is the strongest. Moreover, the children illustration is a “owed” choice, if we can say that. Even though in the beginning an idea can be born as something “serious”, the more I draw changes it completely. They always say to me that I can find the “cute and snuggly” side of everything.

How does the approach to the drawing differs when you are drawing for kids instead of adults?

The publishing for children is a multi-coloured world (and this is one of the aspect why I like that so much). The emotions expressed must be clear, especially if we talk about illustration. You have to think everything for the eyes of kids, which have to be amazed and enchanted. You have, I beleive, to identify yourself with kids, you have to understand their world and find a way to put it on paper without our “being adults” influencing the result. It’s a bit like becoming a kid again, but with adult graphic abilities.

 

What does drawing mean to you?

Everything! Really, it is like I can take out pieces of myself without making me feel poorer. I also found out during the last few years that drawing is a great way for me to clean my mind. When I’m drawing all the troubles go away and I can concentrate just on what I’m doing. Remains the fact I’m much critic to my works, so being able to make an illustration that I’m happy with is a unique satisfaction.

 

If you weren’t an illustrator, you would be…

A concept artist? If we are otherwise talking about the world outside the art, maybe I would have chose veterinary. Also the foreign “strange” languages, as Arab or Chinese, have always attracted me.

 

Do you take inspiration from reality for your works?

I think it’s impossible not be affected from reality, if you are drawing. For my animals I frequently use pictures as reference, to look like more life-like. Also, as soon as I have a free minute I go down in the street to draw people (and living in Florence I have to say that I don’t run out of ideas for people from every country). Often the reality can be more curious and bizarre of anyone’s fantasy.

 

Happy Birthday cards, t-shirts, comics… which one is the surface you absolutely want to cover with one of your works?

The one I would really want to work with is the illustration world. Luckily the “illustration” area doesn’t finish with the books. I enjoy to change, sometimes, and making different things like t-shirts, happy birthday cards and shop windows helps me to not lose that joy that has always to be there when you’re drawing. It happens sometimes, when you concentrate too much on one point, you risk to get in a creative-destructive loop. Having different projects during the year, I can divert the attention for one moment and avoid to even get near that loop.

 

Your fox made me think about the Little Prince, maybe a too easy connection. Do you see yourself in that story?

As long as I’d like to be connected to the literary masterpiece that the Little Prince is, I don’t think that’s the case. Of course, I can define myself as a little girl looking for new worlds, but my role could more easily be the one of the storyteller. The main characters are always the kids, because it’s them who actually travel to unknown worlds and meet foxes, living so many adventures, exactly like when they “get in” the illustrations of my book.

 

What kind of help does internet give to an illustrator? What does it change?

It changes everything. Internet allows you to be visible in countries in which otherwise you wouldn’t have the chance to be noticed ( just like this interview!). In fact with the web you can know what is selling at this moment, what is the situation in the publishing world and you can find works of great artists, to admire or, better, to learn from. I think the internet has changed entirely the way to do art: now you can know what kind of works offer to an editor, even if you hadn’t seen their books for real, maybe because they aren’t published in our country. The work frontiers by now are much lighter. Of course, it also is much more complicated be notice, but we know this…

 

What is the question you are not willing to answer even under torture?

Ehehehe, this one, I suppose

(Images © Beatrice Bencivenni)

More of Beatrice Bencivenni’s work here

Comments
One Response to “Showcase: Beatrice Bencivenni”
  1. GP says:

    Reblogged this on misentopop.

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