Showcase: Alberto Boz

Alberto Boz (in arte ZoSo74) è 36enne genovese innamorato della fotografia. Nella vita però è un programmatore, un pò atipico forse, visto che non ama particolarmente il rutilante mondo dell’elettronica (mentre risponde alle nostre domande, dice, un vecchio disco blues gira sul suo piatto Pioneer del ’75).
L’altra passione di Alberto è appunto la musica.  Suona la chitarra. Il suo nick, ai più attenti, avrà rivelato il suo amore per i Led Zeppelin. Ama il rock ‘60s/’70s ed il blues.

Quando hai iniziato a scattare fotografie?

Molto tardi. Nel 2008 ho comprato la mia prima reflex digitale. Da quel fatidico momento è esplosa una passione irrefrenabile. Ma, a pensarci bene, una pulsione istintiva verso la fotografia covava in me già da anni… andava solo liberata.
Circa un anno dopo ho acquistato la mia prima reflex a pellicola ed ora mi ritrovo con circa una ventina di macchine fotografiche ed una quantità indefinita di ottiche, flash, filtri e accessori vari.

Cosa rappresenta la fotografia per te?

La fotografia, per come la intendo io, è un’espressione artistica. Può sembrare scontato, ma in realtà guardandomi in giro mi accorgo che la sua larga diffusione tende a declassarne il valore culturale. Io la vivo invece come unico sfogo della mia creatività altrimenti soffocata da otto ore di lavoro quotidiano dietro una scrivania e dal tran tran quotidiano.

Analogico o Digitale….e perché?

Assolutamente analogico. Dopo 20 anni passati a masticare informatica penso di conoscere abbastanza bene il digitale da poter asserire che l’universo dei bit rappresenta un’approssimazione “innaturale” del mondo reale, un linguaggio sintetico che non appaga i sensi come invece la fotografia chimica può fare.
L’illuminazione è arrivata per caso, appendendo la mia prima foto analogica, stampata in bianco e nero, in mezzo ad altre foto digitali, un abisso!
Questo non significa che il digitale sia per me solo un lontano ricordo. Tutt’altro. Quando capita di dover fare piccoli lavoretti di still-life, macro o cose del genere… la comodità e la praticità del digitale è innegabile.

Genova, la città dove vivi, come ti aiuta nella fotografia? Trai ispirazione da questa città?

Probabilmente il 90% delle mie foto sono state scattate a Genova. Vivo nell’affascinante centro storico di questa meravigliosa città.Mi basta uscire dal portone per trovarmi immerso in un mondo fatto di luoghi, persone e scenari unici nel loro genere.
Sì, Genova mi ha decisamente aiutato. E’ una città in cui non esistono spazi aperti. Tutto è compresso in pochi km quadrati, rubati tra il mare e la montagna. E’ un concentrato di vita. Gli spunti visivi sono infiniti.

Raccontaci la storia che sta dietro ad una tua fotografia . Quale è il tuo scatto preferito e perchè.

Non esiste uno scatto preferito. Mi innamoro e disamoro velocemente delle mie fotografie. Fondamentalmente sono un eterno insoddisfatto.
Posso però dirti qual è lo scatto che in questo momento preferisco… o meglio, gli scatti. Probabilmente la serie Rolleinature. Un po’ per i risultati ottenuti ed un po’ per il ricordo di come sono stati fatti. Un’intera giornata passata in solitudine sul monte Antola. In mezzo alla nebbia con la neve alle ginocchia. Io, il treppiede e la mia Rolleicord.

Se potessi scegliere e se avessi carta bianca, cosa ti piacerebbe in assoluto fotografare?

E’ difficile dirlo. Per la mente mi passano di continuo idee o piccoli progetti fotografici che quasi mai porto a compimento. In questo momento attendo con ansia l’inverno per tornare sui monti tra nebbia e neve. Mi piacerebbe riuscire a fare della serie Rolleinature un piccolo progetto fotografico.

Quale libro stai leggendo?

Ho finito da pochi giorni “Lezioni di fotografia” di Luigi Ghirri. Una lettura piacevole ma che non ho trovato particolarmente interessante… non me ne vogliano i fan di Ghirri, che sono tanti.

Esprimi 3 desideri…

Beh… il primo è facile… è un mio cruccio. Vorrei una camera oscura fissa tutta per me. Al momento mi arrangio montando e smontando l’attrezzatura nel bagno di casa. Un inferno!
Il secondo… è meno pratico. Mi piacerebbe avere “la testa” per riuscire a focalizzare le mie energie in progetti fotografici concreti invece che ripartire da zero ogni giorno.
Il terzo è ancora più scontato… è non perdere mai l’ispirazione. Non c’è nulla di peggio, fotograficamente parlando, di quei periodi in cui non si trovano più soggetti ne idee.

Qual’è la domanda che avresti voluto che ti facessimo? ….e quale è la risposta?

Per certo so qual è quella che non avrei voluto… ossia questa! Ah ah ah!
Non lo so davvero. Forse posso dare un consiglio, che do spesso a chi mi chiede come fare foto migliori. E’ molto semplice e non richiede nessuno sforzo. Guardate quante più belle foto potete, su internet, sui libri, inebriatevi dei capolavori di Cartier-Bresson, di Adams, di Giacomelli, di Fontana, ma anche degli sconosciti artisti che trovate su Flickr o su DeviantArt. Se il vostro occhio si abitua al bello, poi, a livello inconscio, il vostro cervello inizierà autonomamente a comporre scatti migliori.

Invece quale è la risposta alla domanda che non vorresti mai rispondere?

Mi fanno impazzire le domande tecniche del tipo “Senti, ho una reflex da 12Mpx, ma non sono soddisfatto delle foto che mi escono… ho visto che ne è uscita una da 24Mpx, è un po’ costosa, ma che dici… la prendo?”. La tentazione è sempre di rispondere: “Assolutamente si!”

(Images © Alberto Boz)

More of  Alberto’s work  here

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